Influencer marketing: i miti da sfatare

Pubblicato il 08 luglio 2016
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La popolarità dell’influencer marketing ha reso il suddetto campo molto ricco di opportunità da sfruttare. Si tratta di un risultato naturale ogni volta che, nel campo del marketing, emerge un determinato trend, e cominciano anche a crescere i consigli per trarne il massimo vantaggio.

Alcuni sono ottimi, altri, invece, sono dei veri e propri miti da sfatare. Mi piace pensarli come dei draghi, tanto mitologici quanto potenzialmente pericolosi per la strategia di marketing.

Ma quali sono questi luoghi comuni? Oggi ho scelto di selezionarne alcuni per te, con l’obiettivo di aiutarti a gestire meglio la tua strategia di influencer marketing.

I brand non hanno tempo di gestire delle relazioni di qualità con gli influncer

Questo è il primo luogo comune da sfatare quando si parla di influencer marketing. Per quale motivo? Per il semplice fatto che ormai tale approccio strategico viene considerato come parte integrante di una campagna efficace ed è curato fin dalla progettazione, con una collaborazione che vede l’influencer coinvolto fin da subito e pronto a promuovere il contenuto una volta che questo è pronto.

Il ROI dell’influencer marketing si misura tenendo conto dell’engagement social

Se l‘obiettivo di una campagna di influencer marketing è quello di aumentare la brand awareness allora l’engagement sui social può essere considerato un punto di riferimento valido per capire se i risultati sono arrivati e se la strategia è stata impostata in maniera corretta.

Se invece gli obiettivi sono altri e, per esempio, riguardano il business e l’aumento delle vendite e dei lead deve cambiare anche la considerazione delle metriche principali. Quando si lavora con gli influencer esistono davvero numerose alternative per monitorare i risultati delle singole campagne!

Le campagne con gli influencer hanno sostituito altre forme di marketing

C’è chi vede l’influencer marketing come una parte delle PR e chi, invece, lo considera come un metodo che funziona a sé. In molti casi il primo approccio, che considera l’influencer marketing come un’evoluzione delle PR e come un’impostazione che in parte ha sostituito tutto ciò, è basato sulla paura.

Cosa c’è dietro di preciso? In tante situazioni l’incapacità di comprendere che l’influencer marketing deve basarsi sull’empatia nei confronti delle esigenze del target e su un modo di pensare strategico, da mettere in primo piano, come ho già ricordato, già in fase di progettazione della campagna.

Cosa pensi di questi punti? Ne aggiungeresti altri? Ti aspetto nei commenti con le tue considerazioni sui luoghi comuni peggiori per l’influencer marketing! Condividere aiuta – spero vivamente – a sfatare!

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